(progetto Menoinpausa Donne 5.0 - un'idea di Raethia Corsini alias la zippora®)
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venerdì 8 febbraio 2013

è di tempo di scapigliarsi

C'è una piccola, forse insignificante, questione che molte di noi post cinquantenni si trovano ad affrontare: i capelli. Sarà per la riduzione dei minerali, sarà perché il corpo non produce più la stessa quantità di nutrienti utili a mantenere una bella chioma, ma una delle cose che accade una mattina davanti allo specchio è che ti ritrovi "la rosa". Vuoi portare il ciuffo a sinistra...ma si scopre una rosa a destra che crea un orrido (le "rose" i parrucchieri le chiamano anche vertigine...). Un vuoto impossibile da camuffare, se non portando il ciuffo dall'altra parte. Però. Però tutto si scombussola e l'acconciatura perde simmetria. C'è chi ritiene intollerabile questa rivolta del capello e taglia, taglia, taglia fino a ottenere pettinature maschie. Fateci caso: la maggior parte delle donne dopo i 50, "fanno moda" con tagli sbarazzini, cortissimi e fintamente indomiti.
Ecco, forse più che insistere nell'ottenere composte capigliature, sarebbe bene cedere, e con piacere, a scapigliature. Come fantasticamente suggerisce Mafalda.



Da qualche tempo, ho imparato che bisogna lasciare che la vita ci spettini, perciò ho deciso di vivere la vita con maggiore intensità. Il mondo è pazzo. Decisamente pazzo.. Le cose buone, ingrassano. Le cose belle, costano. Il sole che ti illumina il viso, fa venire le rughe. E tutte le cose veramente belle di questa vita, spettinano.. Fare l'amore, spettina. Ridere a crepapelle, spettina. Viaggiare, volare, correre, tuffarti in mare, spettina. Toglierti i vestiti, spettina. Baciare la persona che ami, spettina. Giocare, spettina. Cantare fino a restare senza fiato, spettina. Ballare fino a farti venire il dubbio se sia stata una buona idea metterti i tacchi alti stanotte, ti lascia i capelli irriconoscibili .. Quindi, ogni volta che ci vedremo, avrò sempre i capelli spettinati. Tuttavia, non dubitare che io stia vivendo il momento più felice della mia vita. E' la legge della vita: sarà sempre più spettinata la donna che scelga il primo vagoncino sulle montagne russe di quella che scelga di non salire... Può essere che mi senta tentata di essere una donna impeccabile, pettinata ed elegante dentro e fuori. Questo mondo esige bella presenza: pettinati, mettiti, togliti, compra, corri, dimagrisci, mangia bene, cammina diritta, sii seria... Ecco la raccomandazione a tutte le donne: Abbandonati, Mangia le cose più buone, Bacia, Abbraccia, Balla, Innamorati, Rilassati, Viaggia, Salta. Vai a dormire tardi, Alzati presto, Corri, Vola, Canta, Fatti bella, Mettiti comoda, Ammira il paesaggio. Goditela e, soprattutto, lascia che la vita ti spettini!!!! Il peggio che può succederti è che, sorridendo di fronte allo specchio, tu debba pettinarti di nuovo!
Mafalda©

martedì 15 gennaio 2013

I'm fifty


Ho ascoltato il discorso di Jodie Foster ai Golden Globe. Ecco, è proprio vero che a 50 anni scatta qualcosa di magico nella vita. È proprio vero che se ci lavori davvero, alla tua vita, con risolutezza e amore, con coerenza e onestà, allora i 50 ti fanno sentire orgogliosa di quello che sei. Qualunque cosa sei. Nonostante i segni della fine di un'altra vita - che ti ha dato la vita - traccino uno spartiacque senza ritorno tra prima e dopo. Grazie Jodie.



Trascrizione del discorso:


   Well, for all of you SNL fans, I’m 50! I’m 50! You know, I need to do that without this dress on, but you know, maybe later at Trader Vic’s, boys and girls. What do you say? I’m 50! You know, I was going to bring my walker tonight but it just didn’t go with the cleavage. Robert [Downey Jr], I want to thank you for everything: for your bat-crazed, 

venerdì 11 gennaio 2013

la canzone di Bob

Un caro amico mi ha regalato una compilation: "come ai vecchi tempi" mi ha detto. Tra le canzoni che ha scelto c'era anche Redemption song, anno 1980. A quel tempo non avevo ancora vent'anni, ma già mi era chiaro che stavamo andando verso un periodo in cui avremmo avuto nostalgia della poesia di Bob: entravamo, infatti, nel "riflusso" e l'anno dopo lui sarebbe morto. Sempre più coetanei morivano di eroina, altri finivano ammazzati o in carcere per partecipazione o coinvolgimento in bande armate. Altri ancora perdevano i propri cari, uccisi per mano di quelle stesse bande armate. Io entravo all'Università. E avevo, come si dice, tutta la vita davanti. Ascoltando Redemption song (della quale, forse, non ho mai compreso tutto il senso) mi è venuta nostalgia. Pensavo fosse quel genere di malinconia che prende quando si guarda alla propria gioventù passata. Invece mi sono accorta che "all'età che fu" guardavo con tenerezza, mentre la malinconia era per chi non ha potuto provare (e non può provare) l'eccitazione che dà il pensiero di mettere in pratica utopie - o almeno il tentare di realizzarle. Il fremito che regala la prospettiva di sperimentare idee capaci, un giorno, di alimentare un mondo nuovo. Ho sentito malinconia per chi non può provare che cos'è la speranza. Poi mi sono detta: sto proiettando. Sono io che, a 50 anni e un pezzo, sto cominciando a realizzare che non ho più tempo per sperare. Mi sono avvicinata allo specchio. Ho contato le rughe (una ventina?), i capelli bianchi (due!). Ho guardato in fondo agli occhi per vedere se c'è ancora la mia luce. Tutto a posto. Anche la luce, che è speranza. E mi sono convinta che quella, se l'hai conosciuta, nessuno può togliertela o, almeno, combatterai fino alla fine perché nessuno te la tolga. Così ho cantato con Bob.


martedì 18 dicembre 2012

l'importante è averlo fatto

Parliamo di sesso. Le voglie si fanno più dolci, meno impetuose, più rarefatte e rare. All'inizio non me ne davo pace: ma come? se non si fa sesso almeno tre volte la settimana...aiuto, non è più amore!
Amore è invece ascoltare le proprie voglie e, se si ha la fortuna di avere un compagno, provare a condividerle e a trovare tempi e ritmi comuni. Ho detto una banalità, vero? Ecco, invece ci ho pensato un po' a questa cosa e, onestamente, non mi pare affatto ovvio. Ascolto le altre donne che trovo lungo il mio stesso viaggio: molte, come me all'inizio, sono prese dall'ansia "da calo del desiderio". E qui sta la fregatura.
Una cara amica mi ha detto: la mia menopausa mi ha colto alle spalle. Ero poco più che quarantenne e un giorno, puff, è finito tutto (il ciclo intendeva). Era molto dispiaciuta. Lo era perché a cinque anni di stanza da quel giorno ciò che le manca di più è la libido «Si è smarrita totalmente», mi ha detto. Poi ha aggiunto: «Io sono sempre stata una abbastanza arzilla, non mi sono fatta mancare nulla. Il sesso è sempre stato parte della mia quotidianità e ho avuto la fortuna di incontrare uomini all'altezza dei miei desideri (beata lei, no? nda). Quando non ho più avuto impulsi ci sono rimasta male. Mi manca una parte della mia vita, quella che ho sempre conosciuto». Ci siamo confidate certi piaceri del sesso a due o solitari, che spesso sono stati capaci perfino di alleviare dolori profondi dell'anima: l'esercizio della sessualità come pratica di elevazione dello spirito o ubriacatura esorcizzante. La mia libido non è ancora anestetizzata, per ora solo più tranquilla, ma è probabile che tocchi in sorte anche a me la sua dipartita: è spesso una delle principali conseguenze della menopausa. E allora? Diciamocelo: se una ha praticato l'arte del sesso o semplicemente ci ha dato dentro abbastanza :-) per  30/40 anni, certe cose non è che oggi l'entusiasmerebbero come quando la pulsione portava a buttarsi non-importa-dove come in preda a un fuoco da domare. Anche perché il non-importa-dove oggi potrebbe essere talmente scomodo da lasciare postumi anche per più di un giorno (mai sofferto di mal di schiena? dolori alle ginocchia? indebolimento dei muscoli delle braccia?). In questo, si, non c'è più l'elasticità di un tempo. Diciamo che un'alcova più soffice diventa se non un'esigenza, un punto di partenza auspicabile.Qualcuno mi ha detto: questo è il tempo che ci è dato per  scoprire lo slow eros. Ora, intanto bisognerebbe capire che cosa significa: pazienza, necessita tempo, diversa fantasia, ironia, gioco? Tornare come adolescenti ad affacciarsi con pudore alla scoperta del corpo? Chissà. Alla fine della chiacchierata con la mia amica libido-less a una conclusione certa ci siamo arrivate: l'importante è averlo fatto, molto, bene (anche male, certe volte), spesso e avendo realizzato anche una certa collezione di fantasie. Ecco, questo fa la differenza - ci siamo dette. Perché perdere la libido senza averla sperimentata abbastanza, questo si che è frustrante. E allora abbiamo fatto un patto: dire a tutte le under 50 di darsi da fare, di non penalizzare le voglie finché ce ne sono. Perché se non si fa a tempo debito, dopo, il dispiacere non è aver perso la libido, ma non averla vissuta. Quando non c'è più, o si fa più sfuggente, pensandoci bene, non manca lei, ma il suo ricordo. L'ansia sta lì. E frega. Frega anche quei più rarefatti momenti in cui riappare. È una questione di parametri: ogni età ha la sua misura. E non per tutte è la stessa. Dunque, ragazze under 50: fatelo e bene.

domenica 18 novembre 2012

cambiare prospettiva


Confusamente - come mi capita da un po' - pensavo questo: se fino ai primi dell'Ottocento arrivare a compiere 50 anni era una botta di culo, ovvio che, se la menopausa arrivava prima di quell'età, pensare di essere alla fine della vita non era poi così sbagliato. Ma forse in certi casi manco arrivava la menopausa: si moriva prima. Oggi però dopo i 50, se ci va male si vive ancora 20 anni; se ci va bene, altri 30; se proprio Dio, o chi per lui, ha deciso di sfidare la nostra pazienza, ce ne restano ancora 35/40.  Capite? Poco meno di metà degli anni già vissuti. Scusate, ma a me non sembrano pochi. 
Per questo mi è venuta paura. 
Ho pensato: beh io sono arrivata fin qui e ho fatto quello che ho voluto fare. E ora? Che ci faccio con tutto il resto degli anni? Non che io non sappia che farne, è il mondo che non sa bene cosa farsene dei miei prossimi anni. 
Dice: beh fai la nonna. Io sono zia, ma non avendo figli non divento nonna (sento mormorii, ma questa è un0altra storia: già superata). Come zia sono un disastro: le nipoti deliziose vivono a 700 chilometri di distanza e non è così facile incontrarsi. Manco su skype, per dire. 
Ho diversi  "ggiovani" che mi hanno adottata come zia, seconda madre, "vecchia amica". È una cosa molto appagante: l'assenza di parentela rende tutto più vero. Però non è che io vivo per loro. Nè penso che i restanti anni della mia vita li dedicherò interamente a loro. 
Dice: fai del volontariato. Sono circa 25 anni che lo faccio: il volontariato è parte della mia vita. Continuerò a farlo, ma non è che questo riempie tutta la mia vita. 
Dice: beh presto andrai in pensione. Sbagliato. E sappiamo benissimo perché. Ovvero: anche se in pensione prima o poi ci vado anch'io, quel che lo Stato mi restituirà di tutti i contributi dati, non sarà altro che un obolo per pagare qualche bolletta. Ergo, toccherà lavorare ancora. E qui casca un grandissimo asino. Le donne - tutte - ma le over 50 (forse anche over 45) in Italia sono tagliate fuori da ogni mercato e firmamento. 
Capite che il terrore di vivere ancora minimo 20 anni attanaglierebbe anche il meno sano di mente?
Paura. Paura anche di non trovare la forza per guardare tutto in un altro modo, chimica a parte. 
Con le dovute cautele e la consapevolezza che, in questa parte di mondo, sulla carta molti diritti sono stati ottenuti e con gran fatica di chi ci ha preceduto, certe  volte vorrei essere nata in un altro mondo, tipo a Rajput, in India. Lì alle donne "arruolate per l'hormones revolution" la società attribuisce dei valori nuovi. Anche in Israele le donne-non-più-fertili acquisiscono maggiori diritti nella società. E perfino in certe parti dell'Africa e della Nuova Zelanda acquistano potere: prendono la guida del villaggio. Si, devo proprio cambiare prospettiva. 

lunedì 12 novembre 2012

un viaggio alchemico, molto chimico


La mia amica, quella che il 4 novembre scorso mi ha telefonato mentre  io ero in preda al panico del nulla e anche lei aveva paura come me, ha un'amica che ha ingaggiato l'hormones revolution già da un po'. L'ho incontrata e questo è un pezzo della nostra conversazione. 

«Mia madre è andata fuori di testa durante la menopausa» 
In che senso?
«S'è beccata una depressione che ancora la perseguita.. . »
Si sembra che gli estrogeni abbiano delle correlazioni con il sistema nervoso centrale. Un sacco di donne soffrono di ansia, perdono l'autostima, la memoria, la concentrazione hanno forti sbalzi d'umore. Però poi passa. Ma scusa quanti anni ha tua madre?
«Ottanta» 
Ma dai! 
«Si, e ha ancora certi ormoni che la stuzzicano sessualmente...»
Gulp!
«Guarda, è una sofferenza»
Ok ma non è che anche a te deve andare nello stesso modo...
Io per esempio sul fronte ormoni che stuzzicano..ciao, ciao...mi sono già accomiatata da un paio d'anni..
«Davvero? E come fai?»
Bene, non ho voglie...e quindi non ci penso.
«Scusa ma tu hai dolo 49 anni»
Si ma io in menopausa ci sono andata a 44.
«Ah, ecco. E...senti»
Dimmi
«Hai mai avuto paura...?»
Tantissima. Il corpo che fa quel che vuole, l'appuntamento con il ciclo vitale che non c'è più; il punto vita che scompare; la testa in confusione e quella orribile sensazione che tutti ti vedano come in preda al diavolo "lasciala stare che è in menopausa!" oppure come finita "poverina è in menopausa"
«Come si fa?»
Si fa. Ognuna  a modo suo. Io ho cominciato a camminare. Muovermi mi faceva stare meglio. Poi ho scoperto che il movimento fa bene a tutte, perché innesca reazioni chimiche. 
«Già, reazioni chimiche»
L'hormones revolution è in buona parte un viaggio alchemico fortemente chimico...
«Alchemico: misterioso, complicato. Chimico: trasformazioni di sostanze che costituiscono la materia»
Si, letteralmente. E quando ho avuto questa intuizione, ho cominciato a vedere la questione con altri occhi. 
«Quali?»
Quelli del cloruro di magnesio e di certe pastigliette ayurvediche che "agiscono favorevolmente sulla fisiologica tonicità del sistema nervoso mantenendone la naturale propensione alla assenza di malinconia e depressione". Che giri di parole, eh? 
«Effetti?»
Forse placebo. Sta di fatto che da quando ho deciso di vedere tutto sotto un aspetto più chimico che psicoanalitico, di evitare, cioè, arrovellamenti tipo: sei a una svolta, devi rivedere la tua vita, cos'hai sbagliato? cos'hai costruito? quanto ti resta per rimediare? Un incubo ragazza mia! Beh da quando ho cambiato approccio ho iniziato ad alzarmi il mattino con un sorriso. 
«Quanto è durato l'effetto?»
Beh sai, io in bagno da sempre tengo una vignetta di Shultz con Linus che dice: ora che ho trovato tutte le risposte ai perché della vita, mi hanno cambiato le domande.

domenica 4 novembre 2012

paura

Sono sempre stata un'ottimista. Poi sono diventata una realista con il sorriso. Comunque ho sempre pensato di potercela fare, sono stata istruita in questo senso: non è importante se si cade, è importante come ci si rialza. E nessun dubbio sul fatto che ci si debba rialzare.
Ho svolto il mio compito, sempre. Mi sono rialzata e ho sorriso. Senza fatica, qualche volta. Altre volte con molta rabbia e altre con una spossatezza estrema.
Non ho però mai avuto paura.
Invece un giorno all'improvviso, senza una ragione concreta quella parola si è stampata davanti ai miei occhi, nitida, a caratteri cubitali. PAURA. Nero su bianco. Il nero del mio umore, il bianco di una giornata nebbiosa di quelle prive di sfumature, assenti di piaceri, tirchie di luce. Spenta, una giornata spenta.
Ho percepito la fine. All'improvviso non sono più stata immortale, né invulnerabile.
Con tutto il cinismo di cui sono dotata, mi sono messa a scovare le parti deboli di me, dell'esistenza, di quel pezzo che resta.
Di quel pezzo che resta.
Paura.
Sono rimasta sdraiata a fissare un punto lontanissimo nello spazio. Ho provato a (ri)alzarmi, come sempre, ma qualcosa di oscuro mi tratteneva. Una voce subdola, nichilista, sconosciuta, insistente voleva farmi capitolare di fronte all'idea di caducità.
Poi è squillato il telefono.
Era un'amica.
Aveva paura, anche lei.
Anche lei nel mio stesso viaggio, anche lei ingaggiata nell'hormones revolution.
In due è stato più semplice (ri)alzarsi. Ci siamo date appuntamento in un luogo della vita che non abbiamo mai visitato prima: la stanza della paura. È lì che dobbiamo fare tappa in questo viaggio.
Io sto preparando uno zaino leggero.