(progetto Menoinpausa Donne 5.0 - un'idea di Raethia Corsini alias la zippora®)
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domenica 4 novembre 2012

paura

Sono sempre stata un'ottimista. Poi sono diventata una realista con il sorriso. Comunque ho sempre pensato di potercela fare, sono stata istruita in questo senso: non è importante se si cade, è importante come ci si rialza. E nessun dubbio sul fatto che ci si debba rialzare.
Ho svolto il mio compito, sempre. Mi sono rialzata e ho sorriso. Senza fatica, qualche volta. Altre volte con molta rabbia e altre con una spossatezza estrema.
Non ho però mai avuto paura.
Invece un giorno all'improvviso, senza una ragione concreta quella parola si è stampata davanti ai miei occhi, nitida, a caratteri cubitali. PAURA. Nero su bianco. Il nero del mio umore, il bianco di una giornata nebbiosa di quelle prive di sfumature, assenti di piaceri, tirchie di luce. Spenta, una giornata spenta.
Ho percepito la fine. All'improvviso non sono più stata immortale, né invulnerabile.
Con tutto il cinismo di cui sono dotata, mi sono messa a scovare le parti deboli di me, dell'esistenza, di quel pezzo che resta.
Di quel pezzo che resta.
Paura.
Sono rimasta sdraiata a fissare un punto lontanissimo nello spazio. Ho provato a (ri)alzarmi, come sempre, ma qualcosa di oscuro mi tratteneva. Una voce subdola, nichilista, sconosciuta, insistente voleva farmi capitolare di fronte all'idea di caducità.
Poi è squillato il telefono.
Era un'amica.
Aveva paura, anche lei.
Anche lei nel mio stesso viaggio, anche lei ingaggiata nell'hormones revolution.
In due è stato più semplice (ri)alzarsi. Ci siamo date appuntamento in un luogo della vita che non abbiamo mai visitato prima: la stanza della paura. È lì che dobbiamo fare tappa in questo viaggio.
Io sto preparando uno zaino leggero.