(progetto Menoinpausa Donne 5.0 - un'idea di Raethia Corsini alias la zippora®)
...................................................................................................................................................................................................

domenica 18 novembre 2012

cambiare prospettiva


Confusamente - come mi capita da un po' - pensavo questo: se fino ai primi dell'Ottocento arrivare a compiere 50 anni era una botta di culo, ovvio che, se la menopausa arrivava prima di quell'età, pensare di essere alla fine della vita non era poi così sbagliato. Ma forse in certi casi manco arrivava la menopausa: si moriva prima. Oggi però dopo i 50, se ci va male si vive ancora 20 anni; se ci va bene, altri 30; se proprio Dio, o chi per lui, ha deciso di sfidare la nostra pazienza, ce ne restano ancora 35/40.  Capite? Poco meno di metà degli anni già vissuti. Scusate, ma a me non sembrano pochi. 
Per questo mi è venuta paura. 
Ho pensato: beh io sono arrivata fin qui e ho fatto quello che ho voluto fare. E ora? Che ci faccio con tutto il resto degli anni? Non che io non sappia che farne, è il mondo che non sa bene cosa farsene dei miei prossimi anni. 
Dice: beh fai la nonna. Io sono zia, ma non avendo figli non divento nonna (sento mormorii, ma questa è un0altra storia: già superata). Come zia sono un disastro: le nipoti deliziose vivono a 700 chilometri di distanza e non è così facile incontrarsi. Manco su skype, per dire. 
Ho diversi  "ggiovani" che mi hanno adottata come zia, seconda madre, "vecchia amica". È una cosa molto appagante: l'assenza di parentela rende tutto più vero. Però non è che io vivo per loro. Nè penso che i restanti anni della mia vita li dedicherò interamente a loro. 
Dice: fai del volontariato. Sono circa 25 anni che lo faccio: il volontariato è parte della mia vita. Continuerò a farlo, ma non è che questo riempie tutta la mia vita. 
Dice: beh presto andrai in pensione. Sbagliato. E sappiamo benissimo perché. Ovvero: anche se in pensione prima o poi ci vado anch'io, quel che lo Stato mi restituirà di tutti i contributi dati, non sarà altro che un obolo per pagare qualche bolletta. Ergo, toccherà lavorare ancora. E qui casca un grandissimo asino. Le donne - tutte - ma le over 50 (forse anche over 45) in Italia sono tagliate fuori da ogni mercato e firmamento. 
Capite che il terrore di vivere ancora minimo 20 anni attanaglierebbe anche il meno sano di mente?
Paura. Paura anche di non trovare la forza per guardare tutto in un altro modo, chimica a parte. 
Con le dovute cautele e la consapevolezza che, in questa parte di mondo, sulla carta molti diritti sono stati ottenuti e con gran fatica di chi ci ha preceduto, certe  volte vorrei essere nata in un altro mondo, tipo a Rajput, in India. Lì alle donne "arruolate per l'hormones revolution" la società attribuisce dei valori nuovi. Anche in Israele le donne-non-più-fertili acquisiscono maggiori diritti nella società. E perfino in certe parti dell'Africa e della Nuova Zelanda acquistano potere: prendono la guida del villaggio. Si, devo proprio cambiare prospettiva. 

lunedì 12 novembre 2012

un viaggio alchemico, molto chimico


La mia amica, quella che il 4 novembre scorso mi ha telefonato mentre  io ero in preda al panico del nulla e anche lei aveva paura come me, ha un'amica che ha ingaggiato l'hormones revolution già da un po'. L'ho incontrata e questo è un pezzo della nostra conversazione. 

«Mia madre è andata fuori di testa durante la menopausa» 
In che senso?
«S'è beccata una depressione che ancora la perseguita.. . »
Si sembra che gli estrogeni abbiano delle correlazioni con il sistema nervoso centrale. Un sacco di donne soffrono di ansia, perdono l'autostima, la memoria, la concentrazione hanno forti sbalzi d'umore. Però poi passa. Ma scusa quanti anni ha tua madre?
«Ottanta» 
Ma dai! 
«Si, e ha ancora certi ormoni che la stuzzicano sessualmente...»
Gulp!
«Guarda, è una sofferenza»
Ok ma non è che anche a te deve andare nello stesso modo...
Io per esempio sul fronte ormoni che stuzzicano..ciao, ciao...mi sono già accomiatata da un paio d'anni..
«Davvero? E come fai?»
Bene, non ho voglie...e quindi non ci penso.
«Scusa ma tu hai dolo 49 anni»
Si ma io in menopausa ci sono andata a 44.
«Ah, ecco. E...senti»
Dimmi
«Hai mai avuto paura...?»
Tantissima. Il corpo che fa quel che vuole, l'appuntamento con il ciclo vitale che non c'è più; il punto vita che scompare; la testa in confusione e quella orribile sensazione che tutti ti vedano come in preda al diavolo "lasciala stare che è in menopausa!" oppure come finita "poverina è in menopausa"
«Come si fa?»
Si fa. Ognuna  a modo suo. Io ho cominciato a camminare. Muovermi mi faceva stare meglio. Poi ho scoperto che il movimento fa bene a tutte, perché innesca reazioni chimiche. 
«Già, reazioni chimiche»
L'hormones revolution è in buona parte un viaggio alchemico fortemente chimico...
«Alchemico: misterioso, complicato. Chimico: trasformazioni di sostanze che costituiscono la materia»
Si, letteralmente. E quando ho avuto questa intuizione, ho cominciato a vedere la questione con altri occhi. 
«Quali?»
Quelli del cloruro di magnesio e di certe pastigliette ayurvediche che "agiscono favorevolmente sulla fisiologica tonicità del sistema nervoso mantenendone la naturale propensione alla assenza di malinconia e depressione". Che giri di parole, eh? 
«Effetti?»
Forse placebo. Sta di fatto che da quando ho deciso di vedere tutto sotto un aspetto più chimico che psicoanalitico, di evitare, cioè, arrovellamenti tipo: sei a una svolta, devi rivedere la tua vita, cos'hai sbagliato? cos'hai costruito? quanto ti resta per rimediare? Un incubo ragazza mia! Beh da quando ho cambiato approccio ho iniziato ad alzarmi il mattino con un sorriso. 
«Quanto è durato l'effetto?»
Beh sai, io in bagno da sempre tengo una vignetta di Shultz con Linus che dice: ora che ho trovato tutte le risposte ai perché della vita, mi hanno cambiato le domande.

domenica 4 novembre 2012

paura

Sono sempre stata un'ottimista. Poi sono diventata una realista con il sorriso. Comunque ho sempre pensato di potercela fare, sono stata istruita in questo senso: non è importante se si cade, è importante come ci si rialza. E nessun dubbio sul fatto che ci si debba rialzare.
Ho svolto il mio compito, sempre. Mi sono rialzata e ho sorriso. Senza fatica, qualche volta. Altre volte con molta rabbia e altre con una spossatezza estrema.
Non ho però mai avuto paura.
Invece un giorno all'improvviso, senza una ragione concreta quella parola si è stampata davanti ai miei occhi, nitida, a caratteri cubitali. PAURA. Nero su bianco. Il nero del mio umore, il bianco di una giornata nebbiosa di quelle prive di sfumature, assenti di piaceri, tirchie di luce. Spenta, una giornata spenta.
Ho percepito la fine. All'improvviso non sono più stata immortale, né invulnerabile.
Con tutto il cinismo di cui sono dotata, mi sono messa a scovare le parti deboli di me, dell'esistenza, di quel pezzo che resta.
Di quel pezzo che resta.
Paura.
Sono rimasta sdraiata a fissare un punto lontanissimo nello spazio. Ho provato a (ri)alzarmi, come sempre, ma qualcosa di oscuro mi tratteneva. Una voce subdola, nichilista, sconosciuta, insistente voleva farmi capitolare di fronte all'idea di caducità.
Poi è squillato il telefono.
Era un'amica.
Aveva paura, anche lei.
Anche lei nel mio stesso viaggio, anche lei ingaggiata nell'hormones revolution.
In due è stato più semplice (ri)alzarsi. Ci siamo date appuntamento in un luogo della vita che non abbiamo mai visitato prima: la stanza della paura. È lì che dobbiamo fare tappa in questo viaggio.
Io sto preparando uno zaino leggero.