Il momento arriva per tutte. Prima o poi. In un modo o nell'altro.
Il punto è che se di sesso si parla tanto (e male), pensando che solo per questo abbiamo superato il tabù, c'è un aspetto che con la sessualità femminile ha molto a che fare, ma del quale nessuno parla. O almeno non in maniera realistica. La menopausa è un evento fondamentale nell'esistenza di una donna. Quanto, se non più, dello sviluppo durante l'adolescenza. È una questione fisica e psichica, non è una questione di vecchiaia, di rughe da nascondere, di diete mortali per evitare il salvagente
intorno all'addome (la famosa "perdita del punto vita", espressione davvero più che eloquente). Queste sono le cose "che si dicono". D'altra parte, mi faceva notare Franca, una vicina di casa simpatica, oltre che fotografa eccellente, le cinquantenni di oggi sono solo la terza generazione di donne, da che il mondo esiste, ad arrivare "all'età sterile" in una massa numericamente (e socialmente) rilevante. Quindi, che la menopausa sia ancora un tabù può essere comprensibile: ci vuole tempo per sgretolare l'ignoranza (proprio nel senso di non conoscenza). Per non parlare dell'andropausa (la menopausa degli uomini): loro hanno da sempre un'aspettativa di vita molto più bassa di quella femminile...ma questa è un'altra storia (e non è detto che non ne parleremo).
Quindi?
Quindi il mio progetto Meno-in-Pausa vuole affrontare l'ultimo tabù con donne e uomini di tutte le età che abbiano voglia di raccontare e capire. Perché le donne vedono la cosa in maniera assai diversa da come la si ritrae in giro. Non a tutte interessa la retorica della "fine dell'età fertile" e dello "sfiorire della bellezza" quella tenuta su dalla vitalità dei propri ormoni. No, non a tutte. Ma si dice il contrario. E l'espressione meno-pausa (dal greco: mese e cessazione) simbolicamente contiene già un sacco di indicazioni su come le donne potrebbero vivere "il passaggio all'età sterile": meno-in-pausa, più-in-movimento. Subbuglio di ormoni, di idee, prospettive, emozioni. Certo. Questa è la pre-menopausa. Quella orribilis dove alcune donne s'incistano, perdono la testa e altre invece trovano la via per superare gli ostacoli al meglio. Ma dopo? Dopo menopausa significa non aspettare i cicli-e-ricicli e gustare una continuità mai conosciuta prima. Non è una garanzia, ma accade più spesso di quanto si immagini. E, superati i tormenti della "mutazione", si risorge a vita nuova. È come un up-grade. Da esperienze condivise, ho la conferma empirica che ciò che fa la differenza durante "le botte ormonali" di assestamento tra un prima e un dopo, oltre alla terapia sostitutiva sulla quale però si sa troppo poco, è parlarne e parlare insieme senza retorica, pregiudizi e pudori. Perché è l'isolamento che spesso porta a non capirci nulla, a perdere il capo, che è cosa ben diversa dall'avere 100 "caldane" al giorno e preoccuparsi che chi ti sta di fronte se ne accorga. Una mia amica, Silvia, in quelle circostanze usciva allo scoperto e declamava: scusate è un magic moment. Usava l'ironia. L'ironia, che non vendono in pillole, è spesso il balsamo migliore per fregare le trappole della pre e menopausa. Ed è con questa chiave (che non esclude anche confessioni di sapore nero, depresso, tragico) che ho deciso di iniziare a pensare alla mia prossima futura pre menopausa e menopausa. Sono della generazione di Donne 5.0, la prima che forse può uscire allo scoperto su uno degli ultimi tabù che vuole ancora inchiodare le donne a cliché superati. Per farlo bisogna andare in piazza. Con il progetto Meno-in-Pausa. Donne 5.0, scelgo la rete come piazza, per scambiare esperienze e anche risate. Fin dove si può. Come si può. Il resto è vita.
*(immagine da google © Matt Groenne)
